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Siena, novanta secondi che valgono un anno

Il 2 luglio torna il Palio di Siena, la corsa più antica d’Italia. Un protagonista a quattro zampe curato come una reliquia

di Chiara Renzi

Due volte ogni estate, il 2 luglio, dedicato alla Madonna di Provenzano, e il 16 agosto, in onore dell’Assunta, Piazza del Campo smette di essere una piazza e diventa un’arena. Tufo sul perimetro, bandiere alle finestre, decine di migliaia di persone stipate al centro. La corsa dura meno di due minuti, ma a Siena è il cuore di un anno intero.

Non è folklore per turisti: è la sopravvivenza intatta di un’organizzazione sociale medievale, fatta di diciassette contrade che non sono semplici squadre, ma autentiche comunità di appartenenza, con rivalità tramandate da generazioni.

Eppure il vero protagonista non indossa il giubbetto di una contrada. Ha quattro zampe.

Tutto comincia con la tratta, il sorteggio che assegna dieci cavalli alle dieci contrade ammesse: nessuno sceglie il proprio animale, decide il caso. Da quel momento il cavallo diventa quasi sacro. Viene condotto nella stalla e affidato al barbaresco, che lo accudisce e lo sorveglia giorno e notte, dorme accanto a lui e lo protegge da ogni possibile sabotaggio. Nei tre giorni che precedono la corsa si disputano sei prove, durante le quali il cavallo viene osservato, conosciuto e accompagnato verso il momento decisivo.

Attorno a lui ruota oggi un rigoroso protocollo veterinario, frutto di decenni di miglioramenti: controlli sanitari ripetuti, cavalli selezionati per resistenza e caratteristiche atletiche, mentre la curva di San Martino è protetta da spessi materassi per aumentare la sicurezza.

Prima della corsa il cavallo entra perfino nell’oratorio della contrada per ricevere la tradizionale benedizione: “Vai e torna vincitore”. E può vincere anche da solo, perché se il fantino cade o viene disarcionato la contrada trionfa ugualmente, purché il cavallo tagli per primo il traguardo scosso, cioè senza cavaliere. È lui, alla fine, a essere festeggiato, accarezzato e portato in processione.

Il premio è il drappellone, il panno di seta dipinto che a Siena chiamano familiarmente il cencio. Ogni edizione ne presenta uno nuovo. Quello del Palio di Siena 2026 porta la firma di Ismaele Nones e raffigura due cavalli sulle colline senesi sotto un cielo dorato, attraversato dai tralicci dell’alta tensione, in un dialogo simbolico tra il rito più antico della città e il mondo contemporaneo.

Le dieci contrade che correranno il Palio del 2 luglio 2026 sono: Onda, Civetta, Giraffa, Leocorno, Aquila, Torre, Bruco, Drago, Valdimontone e Oca.

Per chi arriva da fuori l’immagine resta impressa. Il silenzio improvviso prima della partenza, l’esplosione di gioia al primo giro completato. Non è uno spettacolo costruito per il pubblico. È una città che, per novanta secondi, decide chi è, affidando il proprio orgoglio a un cavallo.