Segesta, quando il teatro torna a parlare
La quinta edizione del Segesta Teatro Festival anima dal 29 luglio al 30 agosto il Parco Archeologico siciliano, tra tragedia greca, musica e prime nazionali, sotto il segno della trasformazione
di Ilaria Renzi
C’è un luogo, in Sicilia, dove il teatro non ha bisogno di scenografie. Nel Parco Archeologico di Segesta, tra un tempio dorico rimasto intatto da venticinque secoli e un teatro antico scavato nella collina, dal 29 luglio al 30 agosto 2026 torna il Segesta Teatro Festival, giunto alla quinta edizione sotto la direzione artistica di Claudio Collovà. Non una semplice rassegna, ma un intreccio di teatro, musica, danza e visioni contemporanee che va in scena all’alba e al tramonto, quando è la luce a fare il resto.
L’edizione 2026 è dedicata alla trasformazione, e il programma la racconta mescolando i grandi classici e la creazione contemporanea. Ci sono la tragedia greca e le prime nazionali, i concerti e la danza, gli spettacoli site specific e perfino le osservazioni astronomiche e i laboratori gratuiti. Sul palco si alternano nomi amati dal grande pubblico, da Lella Costa a Moni Ovadia, da Mario Incudine a Dardust e agli Avion Travel, accanto a compagnie internazionali e a giovani produzioni under 35.
Il cuore resta la tragedia recitata dove è nata, davanti alle pietre. L’Antigone di Jean Anouilh, l’Oreste di Euripide affidato a una compagnia under 35, la prima nazionale «Traces of Rupture» del collettivo libanese Zoukak. È un teatro che guarda al presente, e che sceglie di essere, come lo hanno definito gli organizzatori, un presidio di bellezza contro il fragore della guerra.
In un’estate di festival che si contendono il pubblico, Segesta punta su ciò che nessun palcoscenico può replicare, il paesaggio. Qui lo spettatore non guarda soltanto lo spettacolo, ma il luogo che lo ospita, la stessa collina che ascoltava gli attori duemila anni fa. È un patrimonio che si fa esperienza viva, e ricorda che certi teatri non vanno ricostruiti, basta tornare ad abitarli.
IL CAMEO Le Supplici, la tragedia dei rifugiati
Lo spettacolo simbolo dell’edizione è Le Supplici di Eschilo, in scena il 15 e 16 agosto al Teatro Antico, firmato e interpretato da Moni Ovadia e Mario Incudine. La più antica tragedia che ci sia giunta racconta la fuga delle Danaidi, cinquanta donne che chiedono asilo per sottrarsi a nozze imposte, un mito di duemilacinquecento anni fa che suona come una cronaca di oggi. Ovadia e Incudine la mettono in scena interamente cantata, in siciliano con innesti di greco moderno e arabo, trasformando la lingua stessa in un ponte fra i popoli e in un gesto di accoglienza.
