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La terra degli Etruschi continua a parlare

Le nuove scoperte archeologiche nella Tuscia

di Eddy Stefani

Sotto i boschi, i campi e le colline della Tuscia continuano a emergere testimonianze capaci di modificare la conoscenza della civiltà etrusca. Tombe rimaste inviolate per oltre duemila anni, sculture provenienti dalla Grecia e antiche strutture destinate ai rituali funerari raccontano una società molto più complessa e aperta al Mediterraneo di quanto suggerisca la tradizionale immagine di un popolo misterioso.

Tra le scoperte più importanti figura la tomba rinvenuta nella necropoli di Caiolo, all’interno dell’area archeologica di San Giuliano, a Barbarano Romano, in provincia di Viterbo. La sepoltura, databile alla fine del VII secolo a.C., è rimasta inviolata fino alla sua apertura nel giugno 2025.

La tomba ha restituito oltre cento reperti, tra ceramiche, oggetti in bronzo, ornamenti e manufatti legati al banchetto funerario. Il corredo permette di ricostruire il rango delle persone sepolte e alcuni aspetti della vita sociale e religiosa della comunità. La sua integrità rappresenta un fatto eccezionale, perché molte tombe etrusche sono state saccheggiate nel corso dei secoli.

In archeologia, infatti, non conta soltanto ciò che viene ritrovato, ma anche la posizione originaria di ogni reperto, fondamentale per ricostruire i rituali funebri, le diverse fasi di utilizzo della sepoltura e formulare ipotesi sui rapporti familiari e sociali tra i defunti.

Un’altra scoperta straordinaria proviene da Vulci. Durante gli scavi del progetto internazionale Vulci Cityscape è stata rinvenuta la testa in marmo di una giovane donna, una Kore, realizzata probabilmente ad Atene nei primi anni del V secolo a.C.

La scultura conserva particolari raffinati, come un ricciolo dipinto sulla guancia, le ciglia in metallo, gli occhi in terracotta e gli orecchini a disco. La testa proviene dall’area di un tempio monumentale individuato nel cuore dell’antica città etrusca.

Il ritrovamento dimostra l’intensità dei rapporti tra Vulci e il mondo greco. Gli Etruschi non erano una civiltà isolata, ma partecipavano a una vasta rete di commerci e scambi culturali. Importavano oggetti, assimilavano modelli artistici e li inserivano all’interno delle proprie tradizioni religiose e sociali. Il lungo lavoro di analisi e restauro dovrà ora chiarire la funzione originaria della scultura e le circostanze del suo arrivo in Etruria.

Anche Tarquinia ha restituito una nuova testimonianza di grande valore. Nella necropoli dei Monterozzi, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio dell’umanità insieme alla necropoli di Cerveteri, è stata individuata una tomba a camera risalente alla fine dell’VIII secolo a.C.

Sulle pareti sono emerse tracce di decorazione in rosso e giallo, considerate tra le più antiche testimonianze pittoriche finora documentate a Tarquinia. La scoperta può aiutare gli studiosi a comprendere le origini della pittura funeraria che, nei secoli successivi, avrebbe reso celebri le tombe tarquiniesi con scene di banchetti, danze, giochi e animali.

Le ricerche proseguono anche nella necropoli di Sasso Pinzuto, a Tuscania, dove sono documentate più di cento tombe a camera scavate nel tufo. Dal 2022 il sito è oggetto di campagne sistematiche condotte dal Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II e con la Soprintendenza.

Gli archeologi hanno individuato un edificio quadrangolare costruito accanto ai tumuli funerari. La struttura, definita oikos, potrebbe essere stata utilizzata per cerimonie in memoria dei defunti. Al suo interno è stata scoperta una teca contenente piccoli vasi in bucchero e un oggetto la cui funzione è ancora in fase di studio, interpretato in via ipotetica come un possibile poppatoio. Se questa ipotesi fosse confermata, il ritrovamento offrirebbe nuove informazioni sui rituali riservati ai bambini e ai neonati, un ambito del mondo etrusco ancora poco conosciuto.

Caiolo, Vulci, Tarquinia e Tuscania mostrano quanto il territorio dell’Etruria meridionale sia ancora ricco di informazioni da recuperare. Ogni scoperta, però, pone anche un problema di tutela. Gli scavi clandestini non sottraggono soltanto oggetti destinati al mercato illegale, ma distruggono i collegamenti tra i reperti e il luogo in cui erano conservati.

Proteggere un sito archeologico significa quindi difendere la possibilità di conoscere la storia. Un vaso rimosso senza documentazione può diventare un oggetto da collezione. Lo stesso vaso, studiato nella sua posizione originaria, può raccontare un rito, un legame familiare, una relazione commerciale o il ruolo di una persona nella comunità.

La terra della Tuscia continua a parlare, ma lo fa attraverso frammenti che richiedono tempo, competenza e cautela. Le nuove scoperte non risolvono definitivamente il mistero degli Etruschi. Compiono qualcosa di più importante. Restituiscono progressivamente voce e identità alle persone che abitarono quei luoghi, trasformando un passato lontano in una storia nuovamente leggibile.