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Joan Alfaro Cabrera, il neon diventa pittura e memoria andina

Alla Sala Dalì dell’Istituto Cervantes di Roma la prima mostra italiana dell’artista peruviano, tra colori fluorescenti, figure oniriche e identità culturale

di Patrizia Miracco

Il colore può raccontare una cultura, evocare una memoria, trasformare la realtà in immaginazione. È questa la direzione della ricerca di Joan Alfaro Cabrera, artista peruviano che porta a Roma il suo personale universo di colori intensi, figure sospese e riferimenti alla tradizione andina.

Dal 10 settembre al 24 ottobre 2026, la Sala Dalí dell’Instituto Cervantes di Roma ospita Sesión Neón Andina, prima mostra dell’artista in Italia. Un percorso attraverso incisioni, oli su tela e acquerelli nei quali il pigmento neon diventa elemento distintivo di una pittura che guarda contemporaneamente alla tradizione e alla contemporaneità.

Nato nel 1982, Alfaro Cabrera lavora da circa venticinque anni sul tema dell’identità andina. Nelle sue opere il colore non è soltanto una scelta estetica, ma assume una funzione espressiva precisa. I toni fluorescenti accendono i personaggi, sottolineano i dettagli, esaltano gli abiti e costruiscono atmosfere quasi irreali.

“Il colore neon è sempre presente nelle mie opere” spiega l’artista “lo utilizzo sia per i dettagli, sia per creare un’energia vibrante nei personaggi”. Una scelta che trova un riferimento anche nella tradizione tessile andina, caratterizzata da colori forti e accostamenti audaci.

Da questa relazione tra colore e cultura nasce una pittura che non cerca però la semplice rappresentazione del Perù. La tradizione viene rielaborata attraverso un linguaggio personale, nel quale la realtà quotidiana lascia spazio al surrealismo. I volti, gli abiti e le figure femminili dai grandi occhi diventano così parte di un immaginario che sembra appartenere contemporaneamente al sogno e alla memoria.

Il meticciato andino è uno degli elementi centrali della ricerca dell’artista. Alfaro Cabrera lo interpreta non come un tema storico, ma come una realtà viva, fatta di contaminazioni, tradizioni e trasformazioni. La tela diventa quindi uno spazio nel quale differenti elementi culturali possono incontrarsi e dialogare.

Anche il titolo della mostra riassume questa concezione: Sesión Neón Andina unisce il linguaggio cromatico dell’artista alla sua costante riflessione sull’identità. “Riassumerei la mostra con due frasi: identità peruviana e meticciato andino, nonché vita quotidiana” racconta Alfaro Cabrera.

Il risultato è un percorso nel quale arte contemporanea e cultura andina si incontrano senza che l’una prevalga sull’altra. Il colore diventa il filo conduttore di una narrazione visiva capace di trasformare elementi della tradizione in immagini nuove, lontane da una lettura puramente folkloristica.

La mostra sarà inaugurata giovedì 10 settembre alle ore 18 alla presenza dell’artista, dell’Ambasciatore del Perù in Italia Manuel Cacho-Sousa Velázquez e del direttore dell’Instituto Cervantes di Roma Ignacio Peyró.

A Roma, dunque, il neon non è soltanto luce e colore: nelle opere di Joan Alfaro Cabrera diventa memoria, identità e materia pittorica. Un linguaggio contemporaneo attraverso il quale una cultura antica continua a raccontarsi.