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Il cervello che non dorme più

Le neuroscienze spiegano perché dormire bene è diventato uno degli indicatori più importanti della salute mentale e cognitiva

di Ludovica Zurzolo

Tre italiani su quattro hanno difficoltà ad addormentarsi e uno su tre usa lo smartphone fino agli ultimi minuti prima di coricarsi. È il quadro emerso da una recente indagine di AstraRicerche diffusa da Adnkronos, che conferma una tendenza ormai nota agli specialisti: dormiamo sempre peggio.

La causa non è soltanto lo stress. Secondo le neuroscienze, il cervello moderno fatica sempre più a “spegnersi”. Notifiche, messaggi, lavoro e informazioni mantengono la mente in uno stato di attivazione continua, rendendo difficile il passaggio al riposo.

Eppure, il sonno è tutto fuorché un momento di inattività. Mentre il corpo riposa, il cervello consolida i ricordi, riorganizza le connessioni tra i neuroni, regola i circuiti che controllano emozioni e attenzione ed elimina le sostanze di scarto accumulate durante la giornata attraverso il cosiddetto sistema glinfatico. È durante la notte che il sistema nervoso recupera efficienza e si prepara alle attività del giorno successivo.

Dormire poco o male significa invece compromettere memoria, concentrazione e capacità decisionale. Numerosi studi associano inoltre la carenza cronica di sonno a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, diabete, obesità, disturbi dell’umore e declino cognitivo. Il sonno, quindi, è un autentico fattore di prevenzione.

Uno dei principali nemici del riposo è l’iperconnessione. Anche quando la giornata lavorativa è terminata, il cervello continua a elaborare informazioni e preoccupazioni. A questo si aggiunge l’effetto degli schermi: la luce blu riduce la produzione di melatonina, l’ormone che regola il ritmo sonno-veglia, mentre notifiche e social network stimolano il rilascio di dopamina, mantenendo attivi i circuiti dell’attenzione e della ricompensa.

Il risultato è un paradosso sempre più diffuso: il corpo è stanco, ma la mente continua a cercare nuovi stimoli.

Per migliorare la qualità del sonno non esistono scorciatoie. Gli esperti raccomandano poche regole semplici: mantenere orari regolari, limitare l’uso di smartphone e tablet almeno un’ora prima di andare a letto, evitare caffeina e alcol nelle ore serali, praticare attività fisica durante il giorno e dormire in un ambiente buio, silenzioso e con una temperatura confortevole. Quando l’insonnia diventa persistente, è opportuno rivolgersi a uno specialista: la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I) è oggi considerata il trattamento di prima scelta.

Le neuroscienze ci ricordano che dormire non significa perdere tempo, ma investire nella salute del cervello. In una società che ci vuole sempre connessi e sempre produttivi, la vera sfida potrebbe essere proprio quella di recuperare il valore della disconnessione. Perché concedere al cervello il tempo di riposare significa proteggere memoria, equilibrio emotivo e qualità della vita.