A Pompei arriva Plinio. L’intelligenza artificiale può raccontare un sito archeologico?
Un nuovo strumento digitale accompagna la visita di Pompei tra percorsi personalizzati, accessibilità e nuove forme di conoscenza
di Rosa Buzzi
Come si racconta Pompei a chi la visita per la prima volta? Davanti a strade, abitazioni e affreschi, una guida aiuta a riconoscere ciò che il tempo ha conservato e a immaginare ciò che invece è andato perduto. Il progetto SmartLand@Pompei propone di aggiungere a questa esperienza un assistente virtuale chiamato Plinio, pensato per dialogare con il pubblico e suggerire percorsi personalizzati.
La possibilità è interessante, ma introduce anche una questione centrale: quando una tecnologia racconta un luogo storico, chi stabilisce le parole con cui quel luogo viene raccontato?
La piattaforma SmartLand@Pompei è già utilizzata per offrire servizi dedicati alla conoscenza e alla fruizione dell’area vesuviana. Nel luglio 2026 il Ministero della Cultura ha annunciato un ampliamento del progetto, con una nuova versione inizialmente prevista per settembre. Tra le funzioni in sviluppo figurano Plinio, audioguide con contenuti dinamici, strumenti multilingue e itinerari pensati anche per favorire l’accessibilità.
Le nuove funzionalità dovranno essere valutate concretamente una volta disponibili ai visitatori. Il loro interesse, infatti, non dipenderà soltanto dalla tecnologia utilizzata, ma dalla qualità dell’esperienza che riusciranno a costruire.
Un assistente digitale potrebbe partire da una domanda molto semplice: da dove comincio?
Una famiglia con bambini, una persona con poco tempo a disposizione o un visitatore interessato alla vita quotidiana nell’antica città potrebbero ricevere indicazioni differenti. Il percorso potrebbe così trasformarsi da una semplice successione di tappe in una narrazione capace di collegare una casa, una bottega, un affresco o un oggetto a una storia comprensibile, lasciando comunque al visitatore la possibilità di approfondire.
La personalizzazione, però, non garantisce automaticamente un racconto più corretto. Pompei è anche un luogo di ricerca e conoscenza, nel quale attribuzioni e interpretazioni possono cambiare e alcune questioni restano aperte.
Per un sistema di intelligenza artificiale questo rappresenta una responsabilità particolare. Una ricostruzione plausibile e ben raccontata potrebbe essere percepita come un fatto certo. Per questo Plinio dovrebbe essere in grado di distinguere il dato archeologico dall’ipotesi, indicare quando una questione è ancora discussa e, soprattutto, saper dire che una determinata informazione non è conosciuta con certezza.
Saranno quindi importanti l’aggiornamento dei contenuti, il controllo da parte degli studiosi e la possibilità di individuare le fonti delle informazioni utilizzate dal sistema.
Un altro aspetto riguarda l’accessibilità. La tecnologia può facilitare la visita di persone che incontrano ostacoli linguistici, sensoriali o cognitivi, ma soltanto se viene progettata tenendo conto delle esigenze reali degli utenti.
Un’audioguida più chiara non elimina automaticamente le barriere fisiche. Allo stesso modo, un itinerario personalizzato perde parte della sua utilità se non considera tempi di percorrenza, condizioni dei percorsi e difficoltà concrete di raggiungere determinati luoghi.
La qualità di un servizio digitale si misura quindi anche nella sua capacità di adattarsi alla realtà della visita, non soltanto nel numero delle funzioni disponibili.
Il progetto prevede inoltre strumenti per l’analisi dei flussi turistici. Informazioni di questo tipo possono contribuire a distribuire meglio le presenze e a migliorare l’organizzazione delle visite. Allo stesso tempo, la raccolta e l’utilizzo dei dati richiedono trasparenza.
Chi visita un sito archeologico dovrebbe poter comprendere con facilità quali informazioni vengono raccolte, per quali finalità e quali possibilità di scelta sono previste.
Plinio potrà diventare un utile compagno di visita se resterà soprattutto una porta di accesso alla conoscenza, senza trasformarsi in una voce che pretende di avere sempre l’ultima parola.
A Pompei, del resto, la scoperta nasce ancora dall’incontro tra i luoghi, il lavoro di chi li studia e le domande di chi li attraversa. L’intelligenza artificiale potrà accompagnare questo incontro, ma la qualità del racconto dipenderà dalla capacità di mantenere al centro fonti, competenza e curiosità del visitatore.
