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Hikikomori, dentro il labirinto del ritiro sociale

Il ritiro sociale degli adolescenti tra neuroscienze, relazioni e modo digitale

di Patrizia Miracco

ci sono adolescenti per i quali il mondo esterno diventa progressivamente difficile da abitare. le realzioni possono generare ansia, la scuola trasformarsi in una fonte di pressione, le situazioni sociali essere vissute come troppo impegnative. In questo percorso, il ritiro può iniziare come una scelta apparentemente protettiva e trasformarsi nel tempo in una condizione sempre più difficile da interrompere.

Il fenomeno hikikomori, termine giapponese che significa “stare in disparte”, rappresenta una delle espressioni più estreme del ritiro sociale giovanile e pone interrogativi importanti anche sul piano delle neuroscienze.

Il fenomeno riguarda soprattutto adolescenti e giovani adulti e non coincide con la semplice timidezza, con l’introversione o con il desiderio di trascorrere del tempo da soli. Nei casi più marcati, l’isolamento può protrarsi per mesi o anni e arrivare a compromettere profondamente il funzionamento scolastico, familiare e relazionale. L’Istituto Superiore di Sanità colloca l’hikikomori nella manifestazione più estrema del ritiro sociale.

L’adolescenza è una fase caratterizzata da profonde trasformazioni neurobiologiche. Le reti coinvolte nella regolazione delle emozioni, nella valutazione delle ricompense e nell’elaborazione delle informazioni sociali sono ancora in maturazione. Allo stesso tempo, il rapporto con i coetanei assume un peso particolare nella costruzione dell’identità.

In questo periodo esperienze ripetute di esclusione, fallimento relazionale, solitudine o forte pressione possono contribuire a rendere le situazioni sociali sempre più faticose. Il ritiro può allora diventare una strategia per ridurre temporaneamente ansia, vergogna o senso di inadeguatezza. Il problema nasce quando quella strategia diventa stabile e l’evitamento finisce per rafforzare ulteriormente l’isolamento.

Non esiste, infatti, una singola causa dell’hikikomori. Il fenomeno è il risultato possibile dell’interazione tra fattori individuali, psicologici, familiari, scolastici e sociali. Anche il Corecom Lazio, nel progetto dedicato ad adolescenti e genitori digitali, richiama la complessità del fenomeno e invita a prestare attenzione ai segnali di progressivo ritiro.

Il rapporto con la tecnologia è uno degli aspetti più discussi. Lo smartphone, i videogiochi e i social network possono occupare molte ore della giornata di un ragazzo isolato, ma considerare Internet la causa dell’hikikomori sarebbe una semplificazione.

La rete può essere contemporaneamente fattore di mantenimento dell’isolamento e strumento di relazione. Per chi ha difficoltà nei rapporti faccia a faccia, una chat, un videogioco condiviso o una comunità online possono rappresentare una delle poche modalità ancora accessibili per entrare in contatto con altre persone.

Le ricerche italiane mostrano infatti un quadro più articolato. Uno studio del CNR ha rilevato, tra gli adolescenti, associazioni tra ritiro sociale, senso di esclusione, insoddisfazione nelle amicizie, cyberbullismo e comportamenti problematici legati a Internet e videogiochi. Si tratta di associazioni statistiche, non della dimostrazione che uno di questi fattori sia da solo la causa del fenomeno.

Il fenomeno non appartiene soltanto alla cultura giapponese. Una ricerca CNR-IFC condotta nell’ambito di ESPAD®Italia ha analizzato un ampio campione di studenti tra i 15 e i 19 anni. Nel 2023 il 2% degli studenti ha riferito di essersi isolato volontariamente per almeno sei mesi nel corso della propria vita.

Ancora più significativo è il cambiamento osservato nella socialità adolescenziale. Una ricerca del CNR-IRPPS ha rilevato che la quota di adolescenti che non incontravano più gli amici al di fuori della scuola è passata dal 5,6% nel 2019 al 9,7% nel 2022, evidenziando un aumento dell’isolamento dopo la pandemia.

Anche nel Lazio l’attenzione sul fenomeno è cresciuta. Il 24 settembre 2026 l’assessore regionale Massimiliano Maselli ha incontrato, insieme alla garante regionale Anna Teresa Formisano, i rappresentanti di Hikikomori Italia Genitori ETS.

«È un fenomeno che riguarda soprattutto i giovani e si tratta di una tematica sociale molto delicata», ha dichiarato Maselli, sottolineando la necessità di coinvolgere famiglie, ASL, scuole e università.

Per comprendere l’hikikomori occorre quindi andare oltre la superficie del comportamento. Un ragazzo che non esce dalla propria stanza non sta necessariamente semplicemente “rifiutando il mondo”. Può essere impegnato in un processo complesso nel quale isolamento, evitamento e sollievo temporaneo finiscono per alimentarsi reciprocamente.

La risposta non può essere soltanto quella di aprire una porta. Occorre comprendere perché quella porta sia diventata necessaria, riconoscere precocemente i segnali di disagio e costruire intorno al giovane una rete di relazioni e competenze capace di rendere nuovamente possibile il contatto con l’esterno.