Città di Castello, il profumo della memoria: torna il Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato
Tre fine settimana, per celebrare una tradizione che intreccia cultura, biodiversità e identità territoriale
di Vito Zurzolo
Il tartufo bianco pregiato è uno dei prodotti più riconoscibili della tradizione gastronomica italiana, ma la sua storia racconta molto più di una cultura alimentare. Parla del rapporto tra uomo e ambiente, di conoscenze tramandate nel tempo e di un patrimonio naturale che richiede attenzione e tutela. A Città di Castello, nell’Alta Valle del Tevere, questo legame è al centro della 46ª edizione del Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato, articolata in tre fine settimana: 31 ottobre-1° novembre, 7-8 novembre e 14-15 novembre 2026.
Il tartufo è anche un prodotto che coinvolge profondamente la dimensione sensoriale. Il suo aroma caratteristico richiama il ruolo dell’olfatto, un sistema percettivo strettamente connesso ai processi cerebrali della memoria e delle emozioni. Gli stimoli olfattivi possono infatti riattivare ricordi autobiografici e associazioni emotive, contribuendo a rendere l’esperienza del cibo qualcosa che va oltre la semplice percezione del gusto.
La manifestazione umbra offre così l’occasione per esplorare diverse dimensioni di questa eccellenza: quella gastronomica, ma anche quella culturale, ambientale ed economica. Tra le novità dell’edizione 2026 figura il Palazzo del Bianco, nuovo spazio espositivo nel cuore storico della città, destinato a ospitare percorsi sensoriali dedicati alle produzioni del territorio. A completare il progetto, sette nuovi cartelli stradali dedicati alla toponomastica del gusto, collocati nei principali punti d’accesso urbani per rafforzare il legame tra la città e la sua identità gastronomica.
L’Alta Valle del Tevere rappresenta uno dei territori italiani più vocati alla raccolta del tartufo. La particolare conformazione del territorio, le caratteristiche del suolo e la vegetazione favoriscono la presenza di diverse varietà di tartufo pregiato. Una ricchezza sostenuta dal lavoro dei cavatori e dei loro cani, protagonisti di una pratica che richiede esperienza, conoscenza del paesaggio e rispetto dei ritmi naturali.
La cerca e cavatura del tartufo in Italia, con le conoscenze e le pratiche tradizionali che la accompagnano, è stata iscritta nel 2021 nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO. Il riconoscimento valorizza una tradizione nella quale si intrecciano competenze ambientali, rapporto tra uomo e cane e trasmissione intergenerazionale dei saperi. Il tartufaio non è soltanto un raccoglitore, ma un interprete del territorio, capace di riconoscere i segnali del bosco e comprenderne gli equilibri.
Una particolare attenzione è riservata alla collaborazione con Slow Food Alta Umbria, che propone un percorso dedicato alla biodiversità alimentare e alla valorizzazione dei produttori locali.
La crescita del tartufo dipende da delicati equilibri biologici e dalla relazione con le radici degli alberi. Per questo viene considerato una sorta di sentinella del bosco, un organismo che richiama l’importanza della salute degli ecosistemi forestali. La sua presenza invita a riflettere sulla necessità di proteggere gli ambienti naturali e contrastare modelli di sfruttamento incompatibili con i tempi della natura.
Il programma del primo fine settimana ha previsto due appuntamenti dedicati alla conoscenza e alla degustazione. Sabato 31 ottobre, un incontro con degustazione dedicato ai Presìdi Slow Food di Umbria, Toscana e Abruzzo; domenica 1° novembre, l’iniziativa Biodiversità da assaggiare, realizzata con la rete dei produttori del Mercato della Terra di Umbertide, con un laboratorio del gusto che ha proposto birra artigianale del Birrificio Fortebraccio, formaggi a latte crudo delle Terre di Quarantotti, zafferano di Opera e miele di Tommaso Burzigotti.
Il Salone di Città di Castello offre dunque l’occasione per guardare al cibo da una prospettiva più ampia. Mangiare non è soltanto un bisogno biologico: è un’esperienza sensoriale, emotiva e culturale, attraverso la quale si costruiscono legami con i luoghi, le persone e le tradizioni.
In un tempo dominato dalla velocità e dal consumo, il tartufo ricorda il valore della lentezza, della stagionalità e del rispetto degli equilibri ambientali. Preservare questa eccellenza significa anche custodire il patrimonio di conoscenze e relazioni che la rende possibile. È in questo incontro tra natura, cultura e comunità che una tradizione gastronomica continua a trovare il proprio significato.
Informazioni e programma:
www.biancopregiato.it, Comune di Città di Castello e Città di Castello Turismo.
