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Alba, il tartufo e il valore delle relazioni

La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba torna dal 10 ottobre al 6 dicembre con un’edizione dedicata al rapporto tra territorio, comunità e natura

di Vito Zurzolo

Il Tartufo Bianco torna protagonista ad Alba. Dal 10 ottobre al 6 dicembre 2026 la città piemontese ospiterà la 96ª Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, uno degli appuntamenti più importanti dedicati alla cultura del tartufo e all’enogastronomia internazionale. Il tema scelto per questa edizione è “Autentiche Relazioni”, un concetto che porta al centro il legame tra uomo e natura, comunità e paesaggio, tradizione e innovazione.

Presentata a Milano, la manifestazione si propone anche quest’anno come un appuntamento che va oltre il semplice mercato del prodotto. Il tartufo diventa infatti il punto di partenza per raccontare un territorio e un sistema nel quale gastronomia, turismo, cultura e sostenibilità si incontrano.

Il protagonista rimane il Tuber magnatum Pico, il Tartufo Bianco d’Alba. Un prodotto raro e strettamente legato all’ambiente nel quale cresce, che non può essere coltivato e la cui presenza dipende dall’equilibrio dell’ecosistema. Il suo percorso comincia nel bosco e passa attraverso la figura del trifolao, il cercatore, e del suo inseparabile tabui, il cane addestrato alla ricerca.

È proprio questa relazione tra uomo, animale e ambiente a rappresentare una delle immagini più significative della nuova edizione. Il tema delle “Autentiche Relazioni” racconta una rete più ampia: quella tra chi custodisce la tradizione del tartufo e chi arriva ad Alba per scoprirla.

La stagione degli eventi comincia già prima dell’apertura ufficiale della Fiera. Tra gli appuntamenti più attesi figura il Palio degli Asini, in programma il 4 ottobre, preceduto dalla sfilata storica medievale. I nove borghi cittadini si sfideranno nella tradizionale corsa, in una giornata che unisce folklore e identità locale.

Nel cuore della manifestazione ci sarà il Mercato Mondiale del Tartufo, affiancato da degustazioni, laboratori e appuntamenti dedicati alla conoscenza del prodotto. La Fiera proporrà inoltre un ampio calendario di Cooking Show e aperitivi d’eccellenza, con chef provenienti da importanti realtà della ristorazione italiana.

Grande spazio sarà riservato anche alla formazione gastronomica. Al Taste Lab del Castello di Roddi sono previsti corsi pratici dedicati sia alla cucina dei grandi chef sia alla tradizione piemontese, con appuntamenti dedicati a piatti e prodotti simbolo del territorio.

La Fiera guarda inoltre alla sostenibilità, con incontri dedicati ai rapporti tra clima, biodiversità, alimentazione e futuro dei territori. In questo quadro il tartufo viene presentato non soltanto come prodotto gastronomico, ma come indicatore della delicatezza degli equilibri naturali da cui dipende la sua stessa esistenza.

È questa, in fondo, la principale chiave di lettura dell’edizione 2026. Il valore del tartufo non si misura soltanto sul mercato o nel piatto di un grande ristorante. Dietro ogni esemplare ci sono un ambiente da preservare, competenze da trasmettere, persone e comunità.

La Fiera di Alba prova così a raccontare una ricchezza che non è soltanto gastronomica. È fatta di relazioni: quelle tra il territorio e chi lo abita, tra la tradizione e il futuro, tra il visitatore e una cultura che continua a trovare nel tartufo uno dei suoi simboli più riconoscibili.

E forse è proprio questa la ragione per cui, ancora oggi, per trovare un Tartufo Bianco non basta cercare un prodotto. Bisogna conoscere il bosco, saper aspettare e affidarsi a una storia fatta di persone.