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Fable 5 e Mythos 5 tornano online, ma non per tutti

Dopo diciannove giorni di blocco i due modelli di Anthropic tornano online. Fable 5 riapre a livello globale, Mythos 5 solo per le organizzazioni statunitensi approvate. L’accesso ai modelli diventa una leva geopolitica

di Rosa Buzzi

A poco meno di tre settimane dal blocco che ne aveva sospeso l’accesso in tutto il mondo, Fable 5 e Mythos 5, i due modelli di Anthropic, sono tornati online. Il 30 giugno il Dipartimento del Commercio statunitense ha revocato i controlli sull’esportazione imposti il 12 giugno, e dal 1° luglio i modelli sono di nuovo disponibili. Il blocco era durato diciannove giorni ed era nato da un timore preciso, la scoperta da parte di alcuni ricercatori di una tecnica capace di aggirare le protezioni di uno dei due modelli. Ma il ritorno non è un semplice ripristino, perché i due modelli riaprono in modo diverso, e proprio questa differenza è la notizia.

Fable 5, la versione dotata di guardrail di sicurezza, è di nuovo accessibile agli utenti di tutto il mondo. Mythos 5 invece, la variante più potente e priva del classificatore di sicurezza, viene riammessa soltanto alle organizzazioni statunitensi approvate, dopo una revisione del governo, e l’azienda dichiara di lavorare con le autorità federali per ampliarne gradualmente l’accesso. Nasce così un’intelligenza artificiale a due velocità, uno stesso rilascio e due regimi di accesso, decisi non dal mercato ma da una valutazione politica.

Il precedente conta più del caso singolo. Se un modello può essere spento in poche ore da una direttiva e riacceso a condizioni diverse, l’accesso all’intelligenza artificiale di frontiera smette di essere un dato tecnico e diventa una variabile geopolitica. Chi costruisce servizi, ricerca o pubblica amministrazione su questi strumenti non controlla davvero la propria infrastruttura, perché a controllarla è chi può concederla o negarla. Ed è una dipendenza silenziosa, che si avverte soltanto quando l’accesso viene meno.

Per l’Europa è un segnale da leggere con attenzione. Dipendere da modelli proprietari di frontiera significa esporsi a scelte prese altrove, non soltanto di prezzo o di disponibilità, ma legate alla sicurezza nazionale di un altro Paese. La risposta non è rinunciare a queste tecnologie, ma pretendere regole trasparenti, alternative credibili e una reale autonomia tecnologica, dagli investimenti nei modelli europei fino alla possibilità di passare da un fornitore all’altro senza doversi fermare. Perché quando l’accesso a uno strumento dipende da una firma politica, quello strumento è già diventato qualcos’altro, un’infrastruttura strategica. E le infrastrutture, si sa, non si affittano senza un piano B.