Beatrice Rana e la London Symphony Orchestra incantano Spoleto
La London Symphony Orchestra diretta da Yannick Nézet-Séguin in Piazza Duomo in un’esperienza che unisce emozione, ascolto e percezione
di Vito Zurzolo
Piazza Duomo ha ospitato il 3 luglio uno degli appuntamenti più attesi del Festival dei Due Mondi: il concerto della London Symphony Orchestra, diretta da Yannick Nézet-Séguin, con la pianista Beatrice Rana. Il programma era interamente dedicato a Sergej Rachmaninov, compositore capace di unire forza espressiva e una scrittura orchestrale ricca di sfumature.
La serata si è aperta con la Rapsodia su un tema di Paganini, opera composta nel 1934 e costruita come una serie di variazioni sul celebre tema del violinista genovese. Il dialogo tra il pianoforte di Beatrice Rana e l’orchestra è stato il tratto più evidente dell’esecuzione: non un semplice alternarsi di solista e accompagnamento, ma una continua conversazione musicale, nella quale ogni intervento trovava risposta negli strumenti dell’orchestra.
Dopo l’intervallo è stata eseguita la Sinfonia n. 2 in mi minore, una delle opere orchestrali più note di Rachmaninov. La direzione di Nézet-Séguin ha evidenziato i contrasti della partitura, alternando momenti di grande intensità ad altri più raccolti, senza perdere la coerenza del disegno musicale.
Gran parte del fascino di questo concerto derivava anche dalla sede: Piazza Duomo. La facciata della cattedrale e la scalinata che accoglie il pubblico offrono un ambiente in cui la musica viene percepita in modo diverso rispetto a una sala da concerto. L’ascolto è condiviso da migliaia di persone e il contesto architettonico contribuisce a creare un’esperienza che coinvolge non solo l’udito, ma anche la percezione dello spazio.
Al termine dell’esecuzione il pubblico ha salutato orchestra, direttore e pianista con una lunga standing ovation, segno dell’apprezzamento per una delle produzioni di maggiore richiamo dell’edizione 2026 del Festival.
La ricerca neuroscientifica offre oggi una prospettiva interessante sull’esperienza dell’ascolto di concerti come questo. L’ascolto di una grande orchestra coinvolge simultaneamente i processi dell’attenzione, della memoria e dell’anticipazione: il cervello riconosce i temi che ritornano, prefigura gli sviluppi della trama musicale e reagisce alle continue variazioni di ritmo, dinamica e timbro. È anche per questo che l’esperienza del concerto dal vivo continua a coinvolgere profondamente pubblici molto diversi tra loro, ben oltre la familiarità con il repertorio della musica classica.
