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Un plugin per l’AI ha fatto tremare Wall Street

Come un’estensione gratuita, scaricabile da chiunque, ha scatenato il panico tra i colossi del software

di Rosa Buzzi

Una piccola cosa, apparentemente innocua, ha acceso la miccia sui mercati finanziari. Si chiama Claude Cowork ed è un assistente di Anthropic pensato per lavorare su documenti e cartelle aziendali senza dover scrivere codice.

A far scattare l’allarme è stato soprattutto il suo Legal Plugin, un componente aggiuntivo gratuito che rende l’assistente più specializzato nel lavoro legale in azienda. Martedì 3 febbraio 2026 diversi titoli del settore quotati in Borsa sono scesi bruscamente, in alcuni casi oltre la doppia cifra.

L’aspetto interessante è che non è successo nulla di classico: nessuna crisi geopolitica, nessun crack bancario, nessun allarme sui tassi. È semplicemente arrivata una novità tecnologica e il mercato l’ha letta come un segnale di rottura, non tanto per ciò che fa oggi, ma per ciò che potrebbe significare domani.

In concreto, la “piccola cosa” è un plugin, un aggiornamento, un tassello in più che trasforma un assistente generico in uno strumento da mestiere specialistico. In questo caso, si parla di supporto al lavoro legale interno alle organizzazioni. L’obiettivo è velocizzare attività ripetitive come una prima revisione dei contratti, il filtro degli accordi di riservatezza, la produzione di sintesi operative e di template. Le note ufficiali precisano che non si tratta di consulenza legale e che serve necessariamente la supervisione di un professionista.

Perché allora la Borsa è andata in panico? Perché si è toccato un nervo scoperto del software in abbonamento. Molti prodotti recenti non inventano da zero la tecnologia, la impacchettano. Prendono un grande modello di AI, costruiscono un’interfaccia e alcuni flussi guidati, poi vendono il tutto a canone. Se però chi produce il modello inizia a offrire strumenti verticali già pronti – e anche gratuiti – il rischio percepito è una compressione dei margini per chi vende soprattutto l’involucro.

Alcune stime parlano di circa 285 miliardi di dollari di capitalizzazione volatilizzati in una sola seduta, con vendite che hanno colpito anche società solo indirettamente legate alla vicenda.

Naturalmente, un plugin da solo non cancella piattaforme complesse e non segna la fine di un settore. Tuttavia, quanto accaduto lascia intravedere il rischio, che alcune funzioni diventino standard, costino meno e smettano di essere un vantaggio competitivo. Diversi osservatori hanno fatto notare che la reazione potrebbe essere stata eccessiva, perché i grandi gruppi dell’informazione professionale non vivono soltanto di interfacce. Vivono di archivi strutturati, dati curati, contenuti verificati, processi di qualità e fiducia costruita in decenni, elementi che un plugin non può replicare dall’oggi al domani.

Il monito che resta si estende ben oltre il mondo legale. Nell’era dell’AI, alcune funzioni che ieri erano prodotto domani possono diventare standard. Quando succede, il valore si sposta dove è più difficile copiare, cioè nei dati affidabili, nell’integrazione reale, nei processi e nelle garanzie su controllo, qualità e responsabilità. E in mezzo resta sempre una cosa che nessuna estensione può regalare, il giudizio umano.