Un enigma lungo secoli diventa un luogo reale: a Fano identificata la basilica di Vitruvio
Confermata l’unica opera attribuibile con certezza all’architetto romano
di Chiara Renzi
Con il nuovo anno l’archeologia italiana consegna una notizia che ha il sapore dei grandi ritrovamenti. È ufficiale, nel centro di Fano sono stati identificati con certezza i resti della basilica descritta da Vitruvio, un edificio che per generazioni è stato un nome nei libri più che un luogo sulla mappa.
L’annuncio è arrivato dal Ministero della Cultura e ruota attorno in ambito scientifico, pesa come un macigno: identificazione certa.
La basilica è quella citata da Vitruvio nel Libro V del De architectura, nel passaggio in cui tratta le basiliche, dove l’autore inserisce il caso di Fanum Fortunae, l’antica città che corrisponde all’attuale Fano. La soprintendenza indica anche il riferimento puntuale al testo, paragrafi da 6 a 10.
Per capire perché la notizia è esplosa bisogna guardare a cosa è emerso dallo scavo. La pianta rettangolare e il colonnato perimetrale seguono una scansione precisa, otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi. La conferma decisiva è arrivata con un sondaggio mirato che ha individuato la colonna d’angolo mancante, fissando orientamento e ingombro dell’edificio e chiudendo il cerchio tra descrizione vitruviana e realtà archeologica.
C’è poi un dettaglio che rende la scoperta ancora più significativa. Secondo la Soprintendenza, questa è la struttura di cui Vitruvio afferma esplicitamente di aver curato la costruzione, e proprio per questo l’identificazione viene letta come un punto fermo per la storia dell’architettura romana. La stampa culturale ha insistito su questo aspetto, definendola una scoperta straordinaria per il patrimonio italiano.
La storia è anche urbana, non solo archeologica. Il ritrovamento nasce nel contesto dei lavori di riqualificazione di piazza Andrea Costa, a Fano, all’interno di un percorso di ricerca avviato negli ultimi anni, destinato a proseguire nel cantiere finanziato, accompagnato da attività di tutela e studio. È uno di quei casi in cui città e sottosuolo si parlano, e la modernizzazione di uno spazio pubblico si trasforma in un varco sul passato. Il segnale è chiaro e vale per tutta l Italia.
Nell’era in cui ci sembra di sapere già tutto, il Paese continua ad avere interi livelli di storia sotto i passi quotidiani. Ma la storia non riemerge da sola, servono metodo, tempo, competenze e la scelta di fermarsi quando il terreno inizia a raccontare.
