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Quando l’arte entra in corsia: MAXXI e Bambino Gesù insieme per i piccoli pazienti

Il MAXXI  e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù hanno siglato una convenzione triennale per portare arte e architettura all’interno dei percorsi di cura dedicati ai bambini ricoverati

di Ludovica Zurzolo

Arte come spazio di respiro, un obiettivo ambizioso quanto necessario: migliorare la qualità della vita nei contesti ospedalieri, offrendo ai piccoli pazienti e ai loro caregiver occasioni di espressione, creatività e sollievo emotivo.

Il progetto ha preso il via il 19 febbraio con i primi laboratori artistici all’interno dell’ospedale, condotti dal personale educativo del MAXXI in collaborazione con gli operatori sanitari. Fotografia, arti visive, architettura: linguaggi diversi per restituire ai bambini uno spazio nuovo rispetto alla dimensione clinica.

Non si tratta di semplici attività ricreative. L’idea di fondo è che l’arte possa diventare uno strumento di elaborazione emotiva, un canale per affrontare paure, incertezze e fragilità. In un reparto ospedaliero, dove il tempo è spesso sospeso tra attese e terapie, la possibilità di creare significa tornare protagonisti.

Accanto ai laboratori in corsia, l’accordo prevede anche visite guidate gratuite al MAXXI per pazienti e caregiver, oltre alla partecipazione ad attività educative rivolte a famiglie con bambini tra i 6 e gli 11 anni.

La collaborazione nasce dall’incontro tra due missioni differenti ma complementari. Da un lato, l’impegno del Bambino Gesù nella cura e nella ricerca scientifica ad alta specializzazione; dall’altro, il ruolo del MAXXI nella promozione dell’arte contemporanea come leva di crescita culturale e sociale.

Da qui lo spunto anche a come armonizzare gli ambienti ospedalieri, nuove proposte educative per bambini e operatori sanitari e partecipazione congiunta a bandi pubblici e privati nel campo della promozione culturale per l’infanzia.

Negli ultimi anni, il tema dell’umanizzazione delle cure è diventato centrale nel dibattito sanitario. Inserire la cultura nei percorsi ospedalieri significa che la salute non è solo assenza di malattia, ma anche qualità dell’esperienza vissuta.

Per i caregiver, spesso provati da settimane o mesi di assistenza, vedere i propri figli coinvolti in attività creative rappresenta un momento di sollievo e normalità. Per i bambini, significa potersi sentire non solo pazienti, ma semplicemente bambini.

In questo dialogo tra museo e ospedale si delinea una visione più ampia: la cultura come diritto, anche nei luoghi della fragilità. Un’alleanza che, se consolidata, potrebbe diventare modello per altre realtà italiane.