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La Kore di Vulci – Un volto greco in terra etrusca

Un raro esempio di scultura greca riemerge a Vulci, tra arte e scambi nel Mediterraneo antico

di Eddy Stefani

A Vulci è riemersa la testa in marmo di una kore, la fanciulla della scultura greca arcaica. Presentata presso il Ministero della Cultura il 5 dicembre 2025, è stata indicata come uno dei rari esempi di scultura greca rinvenuti in Italia. Si tratta di una scoperta eccezionale poiché il ritrovamento in terra etrusca può cambiare la prospettiva sui contatti tra Etruria e mondo greco.

Il reperto è stato rinvenuto nell’ambito delle ricerche del progetto internazionale Vulci Cityscape, che indaga l’assetto e l’evoluzione urbana della città antica. Il contesto è ciò che rende la scoperta significativa poiché la testa proviene dall’area di un tempio monumentale individuato negli ultimi anni nel cuore della città antica. Non è quindi un ritrovamento “fuori posto” o decontestualizzato, ma un reperto legato a uno spazio sacro e pubblico, capace di dare nuovo peso ai rapporti tra Vulci e il mondo greco.

Anche l’opera in sé restituisce la misura di ciò che è emerso. Non è solo marmo e forma, poiché conserva tracce di policromia e dettagli che restituiscono alla scultura antica la sua evidenza originaria. Le ciglia erano realizzate in metallo, probabilmente bronzo, mentre l’interno degli occhi è in terracotta. Restano anche segni pittorici, come un ricciolo dipinto sulla guancia. È un volto costruito per apparire vivo, lontano dall’idea neoclassica del marmo bianco, che ha a lungo contribuito a far dimenticare il colore dell’arte antica.

Il contesto etrusco impone una domanda inevitabile. Come arriva un volto di tradizione attica nel cuore di Vulci? E soprattutto, che cosa rivela sulla rete dei rapporti tra Etruria e mondo greco, sulla circolazione di oggetti e modelli, sulle committenze, sulle maestranze, sulle rotte del Mediterraneo? La kore non rimanda a un semplice gusto per l’ellenico. Indica contatti che potrebbero essere stati più diretti, stabili e forse più precoci di quanto si pensasse fino al suo ritrovamento.

La Kore di Vulci è ora affidata all’Istituto Centrale per il Restauro. Le operazioni di pulitura, diagnostica e analisi dei materiali serviranno a definire meglio cronologia, tecnica e provenienza, oltre a ricostruire con maggiore precisione la policromia e l’assetto originario dell’opera. In casi come questo, il restauro è anche un passaggio di studio, decisivo per leggere il reperto con basi più solide.

Conclusa la fase di studio, l’obiettivo indicato è la valorizzazione sul territorio, con una collocazione a Montalto di Castro nel percorso museale legato a Vulci. Le indagini previste dal 2026 nell’area costiera di Regisvilla, lo scalo marittimo di Vulci alle Murelle, potranno contribuire a chiarire attraverso quali rotte e all’interno di quale rete di scambi quel volto attico sia arrivato fino a noi.