Al Teatro Argentina torna Furore
Massimo Popolizio riporta in scena il capolavoro di John Steinbeck tra miseria, dignità e speranza
di Ilaria Renzi
Fino al 29 marzo il Teatro Argentina ospita Furore, dal romanzo di John Steinbeck, con adattamento di Emanuele Trevi, ideazione e voce di Massimo Popolizio e musiche eseguite dal vivo da Giovanni Lo Cascio. Lo spettacolo, accolto con favore fin dal debutto del 2019, riporta in scena uno dei grandi testi del Novecento americano, restituendone con forza la persistente attualità.
Pubblicato nel 1939 e premiato con il Pulitzer nel 1940, il romanzo racconta la vicenda della famiglia Joad, travolta dalla crisi economica, dalla perdita della terra e dalla necessità di migrare in cerca di lavoro e sopravvivenza. Ma Furore non è soltanto il racconto di una miseria storicamente determinata: è una grande narrazione della dignità offesa, dell’ingiustizia sociale, della fame, dello sradicamento e della resistenza umana. Per questo continua a parlare al presente, in un tempo segnato da nuove fragilità del lavoro, disuguaglianze crescenti e marginalità diffuse.
Al centro dell’allestimento c’è Massimo Popolizio, interprete capace di dare corpo ai personaggi con una presenza scenica intensa e magnetica. È proprio su questa forza della voce e della narrazione che si fonda la potenza dello spettacolo. Furore trova nella dimensione orale una forma di teatro essenziale e incisiva, in cui la parola si fa corpo, memoria e ferita collettiva. Più che una semplice riduzione teatrale, l’operazione assume il valore di una vera riattivazione del testo davanti allo spettatore contemporaneo.
L’adattamento di Emanuele Trevi conserva il nucleo più profondo del romanzo: la capacità di tenere insieme denuncia sociale e spessore umano. In Furore la povertà non è mai solo una condizione economica, ma una lacerazione che investe il lavoro, i legami familiari, il rapporto con la terra e la possibilità stessa di immaginare un futuro. È una lacerazione che investe il lavoro, i legami familiari, il rapporto con la terra, il senso della giustizia e la possibilità stessa di immaginare un futuro. La sua forza non risiede nella semplice rappresentazione della sofferenza, ma nel modo in cui costringe a guardare dentro le contraddizioni del presente.
C’è, infine, qualcosa di particolarmente significativo nel ritorno di questo spettacolo oggi. Alcuni testi non invecchiano perché continuano a far emergere ciò che la società tende a rimuovere. Steinbeck appartiene a questa categoria. E il teatro, quando incontra una materia narrativa di tale intensità, riesce a trasformarla in esperienza condivisa, in memoria civile, in interrogazione sul nostro tempo. Furore si impone così come uno degli appuntamenti più forti di questo marzo romano: non solo per il valore del testo e per il prestigio della firma scenica, ma perché rimette al centro una domanda essenziale sulla condizione umana e sulla giustizia sociale.
Info e biglietti:
https://www.teatrodiroma.net/spettacoli/stagione-2025-2026/teatro-argentina/furore-3/
