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Addio a Maria Rita Parsi, una vita per la psicologia, i bambini e la cura della mente

Il lascito della psicologa e psicoterapeuta che per oltre cinquant’anni ha difeso bambini e soggetti vulnerabili, unendo cura, impegno civile e responsabilità scientifica

di Patrizia Miracco

La scomparsa di Maria Rita Parsi lascia un vuoto profondo nel mondo della psicologia, della psicoterapia. Per oltre cinquant’anni la Parsi è stata una voce instancabile nella difesa dei diritti dei bambini, degli adolescenti e dei soggetti più fragili, portando il sapere psicologico fuori dagli studi professionali e dentro la società, le istituzioni, il dibattito pubblico.

Psicologa e psicoterapeuta di straordinaria lucidità intellettuale, Maria Rita Parsi ha saputo coniugare rigore scientifico e passione civile, anticipando temi che oggi le neuroscienze affettive e sociali confermano: lo sviluppo del cervello è inseparabile dalla qualità delle relazioni, dall’ambiente emotivo e dal contesto sociale. La sofferenza psichica non è mai esclusivamente individuale, ma riflette traumi relazionali e carenze educative.

In più occasioni la Parsi ha espresso con chiarezza questa visione, sintetizzandola in una frase che oggi risuona con forza ancora maggiore:
“Bisogna vaccinare il mondo dall’epidemia della violenza, dell’intolleranza, della rivalità che genera la guerra”.
Una metafora potente, che sottolinea la responsabilità della cultura, dell’educazione e della cura psicologica e che trova riscontri sempre più solidi nelle ricerche neuroscientifiche sui circuiti dell’aggressività, dell’empatia e della regolazione emotiva.

Nel corso del suo lungo impegno, Maria Rita Parsi ha incontrato e dialogato con mondi diversi, dalla clinica alla politica, dalla scuola all’arte, mantenendo sempre fermo un punto: il dovere di proteggere chi non ha voce. In questa prospettiva si inserisce anche la sua partecipazione a diversi eventi promossi dal Centro Italiano Gestalt (CIG) insieme al professor Roberto Gradini, già direttore del Master in Psiconeurobiologia. Tali eventi si sono svolti sotto la guida di Paolo Greco, direttore del Centro Italiano Gestalt.

Emblematico, in questo senso, l’ultimo incontro tenutosi pochi mesi fa in Campidoglio, dedicato al tema “L’Arte come cura”. In quell’occasione, Maria Rita Parsi ha ribadito come la creatività e il simbolico rappresentino strumenti fondamentali di integrazione psichica e neurobiologica, capaci di riattivare risorse profonde soprattutto nei soggetti più vulnerabili. Una visione oggi sostenuta dagli studi sulla plasticità cerebrale, sulla regolazione affettiva e sui meccanismi di risonanza empatica.

Ricordare Maria Rita Parsi significa allora ricordare una professionista che non ha mai separato sapere e responsabilità, conoscenza e impegno. Una donna che ha incarnato l’idea che prendersi cura della mente significhi, in ultima analisi, prendersi cura del futuro.

Alla comunità scientifica, clinica ed educativa resta il compito di non disperdere il lascito di Maria Rita Parsi:  psicologia e neuroscienze come strumenti al servizio della dignità umana, soprattutto là dove essa è più fragile.

Evento al Senato con Maria Rita Parsi