Archeologia

Manduria, riemerge la tomba della sacerdotessa

Iscrizioni e simboli misteriosi svelano nuovi aspetti della civiltà messapica

di Eddy Stefani

Una chiave dipinta sulla pietra, un bruciaprofumi rituale e due iscrizioni in una lingua antichissima. Sono alcuni degli indizi emersi nel Parco archeologico delle Mura Messapiche di Manduria, in provincia di Taranto, dove gli scavi hanno restituito una sepoltura monumentale che potrebbe essere appartenuta a una donna investita di funzioni sacerdotali. I risultati delle indagini sono stati presentati il 29 ottobre 2026 dalla Soprintendenza competente. Il possibile legame con il culto di Demetra resta, per il momento, un’ipotesi di studio.

La cosiddetta Tomba 17 è ricavata nel banco roccioso e presenta una copertura formata da grandi lastre. Il ritrovamento si distingue per le superfici dipinte e per le iscrizioni in lingua messapica, testimonianze preziose di una cultura preromana di cui non tutti i testi sono facilmente interpretabili. Secondo le prime letture, una delle iscrizioni potrebbe comprendere un nome femminile e un termine riferibile a un ruolo religioso. Saranno però necessari ulteriori approfondimenti linguistici per stabilirne il significato.

Le decorazioni comprendono motivi geometrici, tracce di pigmenti e oggetti riconducibili alla sfera del sacro. Fra questi spiccano una chiave di santuario e un thymiaterion, recipiente destinato alla combustione di incenso o altre sostanze aromatiche. Nel Mediterraneo antico la chiave poteva identificare una funzione sacerdotale, mentre il bruciaprofumi richiamava i gesti del rito. La combinazione degli elementi ha suggerito agli archeologi un possibile riferimento a Demetra, divinità connessa alla fertilità dei campi e al ritorno ciclico della vita.

Il ritrovamento offre anche l’occasione di riscoprire Manduria. Prima della conquista romana, la città era uno dei maggiori centri dei Messapi, popolazione del Salento dotata di una propria lingua, di tradizioni religiose e di importanti sistemi difensivi. Le mura e le necropoli conservate nell’area archeologica permettono di seguire l’evoluzione della comunità e i suoi rapporti con il mondo greco. Gli scavi recenti hanno interessato diversi settori del parco e numerose sepolture, contribuendo ad ampliare la conoscenza degli usi funerari locali.

La tomba potrebbe dunque raccontare non soltanto pratiche di culto, ma anche la posizione occupata da alcune donne nella società messapica. Per ora la prudenza resta fondamentale. Non conosciamo con certezza l’identità della persona sepolta né possiamo stabilire definitivamente quale divinità fosse venerata. L’analisi delle iscrizioni, il restauro delle pitture e lo studio del contesto potranno confermare oppure modificare le ipotesi iniziali. È proprio questa la forza dell’archeologia, trasformare pochi segni sopravvissuti al tempo in nuove domande sulla storia di una comunità.