Il fulmine notturno di Villa Adriana. Un’iscrizione racconta un rito romano
Una piccola iscrizione in marmo riapre la storia di un antico rito legato alle folgori notturne e alla divinità Summano
di Eddy Stefani
Due parole incise nel marmo sono bastate per aprire una storia inattesa a Villa Adriana: “FVLGVR SVBMANIVM”. La lastra è stata trovata nell’area del cosiddetto Anfiteatro, ancora inserita nella struttura a cui apparteneva. L’iscrizione indica un fulmine notturno attribuito a Summano, divinità che i Romani associavano alle folgori della notte. Il ritrovamento, annunciato il 10 settembre 2026, porta così l’attenzione dai grandi edifici della residenza imperiale a un gesto religioso compiuto in un punto preciso del terreno.
Per i Romani un fulmine non era soltanto un fenomeno naturale. Il luogo colpito poteva essere considerato religiosus, perché segnato dall’intervento divino. Il rito del fulgur conditum prevedeva la raccolta e la deposizione nella terra delle tracce materiali della folgore. Lo spazio poteva quindi essere delimitato per custodire la memoria dell’evento.
A Villa Adriana gli archeologi stanno studiando se la piccola struttura con la lastra possa essere collegata proprio a un bidental, l’area sacra associata a questo tipo di rito.
La differenza fra ciò che è stato trovato e ciò che viene interpretato è fondamentale. L’iscrizione e la sua posizione originaria sono dati dello scavo. La funzione esatta della struttura è invece un’ipotesi archeologica che dovrà essere verificata mettendo in relazione questo elemento con gli altri resti dell’area. Una distinzione che non riduce il fascino della scoperta, ma mostra concretamente come procede la ricerca archeologica.
La lastra misura circa quaranta per trentacinque centimetri. Era inserita sul fronte di una piccola struttura quadrangolare realizzata in tufo e malta, individuata in un settore compreso fra il cosiddetto Anfiteatro e il banco di tufo.
L’importanza del ritrovamento sta anche nel suo contesto archeologico. Un’iscrizione rimasta nella posizione originaria permette infatti di studiare non soltanto le parole incise nel marmo, ma anche il rapporto fra quelle parole, la struttura e le successive trasformazioni dell’area.
La formula rimanda a una precisa distinzione del mondo religioso romano. Le folgori diurne erano riferite a Giove, mentre quelle notturne erano associate a Summano. Un modo per attribuire un significato a un fenomeno improvviso e temibile e per interpretare l’evento attraverso la sfera religiosa.
La caduta di un fulmine poteva quindi modificare lo statuto di un luogo ordinario e richiedere un intervento rituale. Il marmo di Villa Adriana conserva la traccia di quella risposta umana, non del fulmine stesso.
Lo scavo è condotto dall’Università di Urbino, su concessione del Ministero della Cultura, in collaborazione con l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este. Le prossime indagini potranno contribuire a chiarire la cronologia del rito e il rapporto della struttura con gli altri edifici e resti del settore.
Intanto, una piccola lastra permette di guardare alla religiosità romana attraverso un dettaglio rimasto ai margini dei grandi monumenti. Due righe incise nel marmo conservano la memoria di una notte in cui un fenomeno naturale fu interpretato come un segno divino e trasformò, almeno simbolicamente, un punto del paesaggio in uno spazio da ricordare e proteggere.
