A Roma il concerto che reinventa il flamenco
Il 4 luglio all’Instituto Cervantes Álvaro Romero ed Esteban Perles portano in scena “Yeli Yeli”, un viaggio tra flamenco, elettronica, memoria e identità
di Ludovica Zurzolo
La musica può essere molto più di un’esperienza estetica, può diventare uno strumento per interrogare la memoria, l’identità e il nostro modo di abitare il mondo. È questa la sfida di “Jamón, Romero y Chocolate“, il concerto che il 4 luglio, alle ore 21, porterà nel Giardino dell’Instituto Cervantes di Roma il cantaor Álvaro Romero e il percussionista Esteban Perles.
Il flamenco viene spesso percepito come una forma d’arte profondamente legata alla tradizione. Ma cosa accade quando quella stessa tradizione entra in dialogo con l’elettronica, con le sonorità africane e con le domande più urgenti del nostro tempo?
La risposta arriva da “Yeli Yeli”, il progetto ideato da Álvaro Romero, artista andaluso che negli ultimi anni si è imposto come una delle voci più innovative della scena flamenca contemporanea. Più che uno spettacolo musicale, “Yeli Yeli” è una ricerca artistica che utilizza il canto come linguaggio capace di attraversare la storia, le migrazioni, la memoria collettiva e le trasformazioni culturali dell’Europa mediterranea.
L’idea nasce da una riflessione semplice quanto potente: le culture non sono mai immobili. Si costruiscono attraverso incontri, contaminazioni, partenze e ritorni. Per questo il progetto mette in dialogo il flamenco con il fado portoghese, con antiche tradizioni popolari della Penisola Iberica, con le musiche afro e con le possibilità offerte dall’elettronica contemporanea.
Romero parte da una convinzione che ribalta molti luoghi comuni sulla tradizione, conservare non significa ripetere. Significa trovare nuovi modi per dare voce a un patrimonio culturale che continua a evolversi.
“Il flamenco rimane la base da cui parte ogni mio lavoro. Il mio obiettivo – spiega l’artista – è inserirlo in un confronto con il presente: con altre musiche, con la letteratura, con la performance e con le questioni che animano il dibattito contemporaneo. Più che un distacco dalla tradizione, si tratta di sperimentare nuove modalità per abitarla”.
Questa prospettiva richiama un tema sempre più studiato anche nelle scienze cognitive e sociali, l’identità non è un elemento fisso, ma un processo dinamico che prende forma attraverso le relazioni, la memoria e il continuo confronto con l’altro. La musica diventa così uno spazio privilegiato dove questo processo può essere vissuto e condiviso.
Nel concerto la voce mantiene tutta l’intensità emotiva del flamenco, ma assume anche una funzione narrativa. Le parole non servono soltanto a raccontare, ma diventano strumenti di riflessione critica. Romero affronta temi come la memoria storica, i ruoli di genere, la violenza maschilista e la costruzione dell’identità collettiva senza trasformare il palco in un luogo di denuncia, ma facendo della musica un territorio aperto al dialogo.
L’artista descrive il canto come uno specchio nel quale il pubblico può riconoscere non soltanto la propria immagine, ma anche le sue fragilità, le cicatrici della storia e le domande ancora aperte.
Accanto a lui, Esteban Perles costruisce un universo ritmico che amplia continuamente gli orizzonti sonori. Musicista e artista audiovisivo, Perles intreccia strumenti della tradizione iberica, percussioni afro-latine e linguaggi elettronici, dando vita a paesaggi musicali nei quali passato e futuro convivono senza contraddizioni.
L’elettronica, in questa visione, non sostituisce il flamenco. Al contrario, ne amplifica le possibilità espressive, creando nuovi spazi per la voce e nuove modalità di ascolto.
Non è un caso che “Yeli Yeli” sia stato presentato alla Biennale del Flamenco di Siviglia e abbia poi iniziato un percorso internazionale nei principali festival europei. Il progetto dimostra come una delle espressioni artistiche più identitarie della cultura spagnola possa trasformarsi in un linguaggio universale, capace di parlare a pubblici diversi senza perdere autenticità.
In un tempo in cui il dibattito sull’identità rischia spesso di irrigidirsi in contrapposizioni, il lavoro di Álvaro Romero suggerisce una prospettiva diversa, le tradizioni sopravvivono proprio perché continuano a cambiare.
Ed è forse questo il messaggio più interessante del concerto romano. Non assisteremo soltanto a un incontro tra flamenco ed elettronica, ma a un dialogo tra memoria e futuro, tra radici e innovazione, dove la musica diventa uno spazio condiviso di ascolto, ricerca e consapevolezza.
Informazioni
Jamón, Romero y Chocolate
Sabato 4 luglio 2026, ore 21.00
Giardino dell’Instituto Cervantes di Roma – Via di Villa Albani 16
Ingresso gratuito fino a esaurimento posti
