L’acqua sarà il petrolio del XXI secolo?
Dalla siccità all’Intelligenza Artificiale: perché l’acqua potrebbe diventare la prima grande infrastruttura intelligente del futuro
di Daniele Marandola
Come è possibile che un Paese circondato dal mare, ricco di laghi, fiumi e sorgenti, debba preoccuparsi della scarsità d’acqua? Fino a pochi anni fa una domanda del genere sarebbe sembrata quasi paradossale. Oggi non più.
Le immagini del Po in secca, dei campi agricoli colpiti dalla siccità e delle restrizioni idriche che hanno interessato diverse aree del Paese hanno riportato l’acqua al centro del dibattito pubblico. Non a caso, nel 2023, il Governo ha istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri una Cabina di regia dedicata alla crisi idrica, segnale di come il tema sia ormai considerato una priorità strategica nazionale.
Eppure, l’acqua continua ad accompagnare la nostra quotidianità in modo quasi invisibile. È nel caffè che beviamo al mattino, nei campi che producono il cibo che arriva sulle nostre tavole, nelle imprese che sostengono la nostra economia. Ci accorgiamo davvero del suo valore soltanto quando manca.
I numeri raccontano una realtà che non può essere ignorata. Negli ultimi trent’anni la disponibilità di acqua nel nostro Paese si è ridotta di circa il 20%. Se ieri avevamo a disposizione cinque bottiglie d’acqua, oggi una di quelle bottiglie non c’è più.
A questo si aggiunge un altro dato significativo: oltre il 40% dell’acqua immessa nelle reti idriche italiane si disperde prima di raggiungere abitazioni, imprese e attività produttive. In altre parole, quasi una bottiglia su due si perde lungo il tragitto.
Per anni abbiamo affrontato questi problemi con gli strumenti tradizionali: nuovi invasi, manutenzione delle reti, investimenti infrastrutturali. Interventi necessari, ma che da soli potrebbero non essere più sufficienti.
Forse il vero cambiamento consiste nel guardare all’acqua in modo diverso. Per molto tempo l’abbiamo considerata una risorsa naturale. Oggi dovremmo iniziare a pensarla come un’infrastruttura strategica. E, come tutte le infrastrutture strategiche, anche l’acqua sta entrando nell’era dei dati e dell’Intelligenza Artificiale.
Se il Novecento ha costruito acquedotti, dighe e grandi opere idrauliche, il XXI secolo dovrà imparare a renderle intelligenti. Sensori, analisi dei dati e sistemi di Intelligenza Artificiale consentono già oggi di individuare perdite, prevedere criticità e ottimizzare la gestione delle reti idriche.
Ma le prospettive potrebbero essere ancora più ambiziose. Immaginiamo un sistema capace di analizzare in tempo reale dati meteorologici, livelli degli invasi, consumi agricoli, stato delle reti e previsioni climatiche. Una sorta di “gemello digitale” della risorsa idrica nazionale, in grado di simulare scenari futuri e supportare le decisioni pubbliche prima ancora che l’emergenza si manifesti.
Così come oggi esistono centrali operative che monitorano il traffico aereo o ferroviario, domani potrebbe nascere una vera e propria centrale digitale dell’acqua, capace di prevedere criticità, coordinare gli interventi e suggerire in tempo reale le migliori soluzioni possibili.
In altre parole, l’acqua non sarà soltanto distribuita: sarà prevista. Ed è forse questa la vera rivoluzione che abbiamo davanti. Perché il punto non è soltanto avere più acqua. Il punto è imparare a conoscerla meglio, a gestirla in modo più efficiente e ad anticipare i problemi prima che si trasformino in emergenze.
L’acqua sarà davvero il petrolio del XXI secolo? Forse no.
Perché il petrolio, per quanto importante, può essere sostituito da altre fonti energetiche. L’acqua no.
Forse, allora, il paragone corretto non è con il petrolio, ma con i dati. Così come i dati sono diventati l’infrastruttura invisibile della società digitale, l’acqua potrebbe diventare l’infrastruttura invisibile della sostenibilità e della resilienza dei nostri territori.
E forse la vera innovazione del XXI secolo non sarà trovare nuova acqua, ma imparare a governare quella che abbiamo con l’intelligenza che merita.
