Roma danza il presente
Dal Teatro Argentina a Ostia, il corpo racconta mito, ambiente e memoria
di Chiara Renzi
Tra la fine di maggio e l’inizio di luglio, Roma apre una finestra intensa sulla danza contemporanea. Il Teatro di Roma propone un percorso che attraversa il Teatro Argentina, il Teatro India e il Teatro romano di Ostia, riunendo alcuni nomi importanti della scena coreografica internazionale sotto il segno degli Orizzonti contemporanei della danza. Il programma prende avvio il 28 maggio e accompagna il pubblico fino all’11 luglio, con una traiettoria che mette al centro il corpo come linguaggio del presente.
Il primo appuntamento è Antigone di Alan Lucien Øyen, in scena al Teatro Argentina dal 28 al 31 maggio 2026. Il coreografo norvegese rilegge la tragedia antica attraverso una scrittura fisica e teatrale che intreccia parola, gesto e memoria. La pagina di Sofocle diventa così materia viva, capace di parlare a un tempo inquieto, attraversato da conflitti, incomunicabilità e bisogno di riconoscimento. Il Teatro di Roma presenta lo spettacolo come un lavoro di danza firmato da Øyen, con interpreti provenienti anche dall’universo del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch e dalla compagnia winter guests.
A giugno il percorso si sposta al Teatro India, luogo naturalmente vocato alla ricerca e ai linguaggi del contemporaneo. L’11 e il 12 giugno arriva Stabat Mater di Stephen Shropshire, prima nazionale in dialogo con la celebre composizione di Giovanni Battista Pergolesi. Qui il dolore della Vergine ai piedi della croce diventa una partitura del corpo, affidata a tre danzatrici. La dimensione sacra entra nel movimento senza perdere la sua forza umana. Il lutto, la grazia e la fragilità si trasformano in materia coreografica, in un lavoro che cerca nella parola una struttura e nel gesto una possibilità nuova di senso.
Sempre al Teatro India, il 18 e il 19 giugno, la Cornelia Dance Company presenta To my skin, dittico firmato da Mauro de Candia e Antonio Ruz. Il tema è l’emergenza eco ambientale, letta attraverso gli estremi del gelo e del calore. La pelle diventa confine fragile tra il corpo e il mondo, superficie esposta alla trasformazione, luogo in cui la crisi climatica smette di essere concetto astratto e assume una forma sensibile. È una danza che parla al nostro tempo perché mette in scena una vulnerabilità condivisa, quella dell’essere umano e quella del pianeta.
Il percorso estivo trova uno dei suoi momenti più suggestivi al Teatro romano di Ostia, dove il 10 e l’11 luglio Angelin Preljocaj porta in scena Requiem(s). La cornice archeologica amplifica il senso dell’opera, dedicata alla memoria, alla perdita e al rapporto profondo tra vita e morte. Creata nel 2024 per diciannove ballerini, la coreografia attraversa musiche molto diverse, da Mozart a Ligeti, da Bach ai canti medievali, componendo un rito laico e poetico. Nel luogo antico del teatro, il corpo sembra farsi tramite tra chi resta e ciò che continua a parlare attraverso il ricordo.
Accanto a questi appuntamenti si inserisce anche l’undicesima edizione di Fuori Programma Festival, che dal 21 giugno al 10 luglio vede il Teatro India tra i suoi centri principali. La programmazione riunisce presenze della scena nazionale e internazionale, tra cui Maguy Marin, Mauro Astolfi, Cristiana Morganti, Hamdi Dridi, Nicola Galli e Michele Di Stefano, confermando Roma come spazio aperto alle pratiche coreografiche più mobili e sperimentali.
Il filo comune di questa proposta è la capacità della danza di interrogare il presente senza bisogno di semplificarlo. Il mito di Antigone, il dolore dello Stabat Mater, la crisi ambientale di To my skin, la meditazione sulla perdita di Requiem(s) compongono una mappa sensibile del nostro tempo. Ogni spettacolo apre una domanda diversa, ma tutti affidano al corpo il compito di dire ciò che spesso le parole non riescono più a contenere.
In un’epoca dominata da immagini rapide e comunicazioni frammentate, la danza riporta l’attenzione sulla presenza. Chiede tempo, ascolto, disponibilità. Invita lo spettatore a guardare il movimento come una forma di pensiero. Gli orizzonti contemporanei della danza diventano così anche gli orizzonti di una città che continua a cercare nel teatro un luogo di incontro, visione e consapevolezza.
Informazioni, date e biglietti sono disponibili sui siti del Teatro di Roma e di Fuori Programma Festival.
