Usare l’AI consuma acqua. Usarla bene ne consuma meno
Dai data center alle nostre richieste quotidiane: perché la sostenibilità passa anche dal linguaggio
di Laura Pompili
L’Intelligenza Artificiale consuma molta acqua. Non in senso metaforico, ma reale. E la quantità dipende anche da noi, da come la utilizziamo ogni giorno.
Il grande consumo idrico è legato soprattutto al raffreddamento dei server. I data center che addestrano e fanno funzionare i modelli di Intelligenza Artificiale generano enormi quantità di calore e devono essere mantenuti a temperature controllate. Per farlo, molti impianti utilizzano sistemi di raffreddamento ad acqua, sia evaporativi sia a circuito chiuso.
E’ cresciuta l’attenzione nel posizionare i server in aree geografiche più favorevoli, dove il clima consenta un raffreddamento naturale e riduca la dipendenza dall’acqua. Tuttavia, non sempre i data center si trovano nelle zone più idonee, e il problema rimane aperto.
È importante chiarire un punto: non è vero che ogni singola domanda rivolta all’AI sprechi litri d’acqua. Ma è altrettanto vero che, su scala globale, l’impatto diventa significativo. Milioni di richieste al giorno si traducono in un consumo rilevante di risorse. È un po’ come accendere una luce: un gesto innocuo se isolato, energivoro se compiuto simultaneamente da milioni di persone.
Qui entra in gioco la nostra responsabilità. Dovremmo ricordare una cosa fondamentale: l’AI non è un’amica, né un essere umano. È uno strumento, un sistema automatico. Usare convenevoli, saluti, scuse, ringraziamenti o un linguaggio eccessivamente elaborato, non migliora la qualità delle risposte. Al contrario, aumenta inutilmente il carico computazionale, il traffico di dati e, indirettamente, il consumo di energia e acqua. Scrivere frasi come “Ehi Charlie, per favore, ciao, scusa, grazie” o costruire richieste arzigogolate, non è segno di educazione digitale, ma di scarsa consapevolezza. Non stiamo sostenendo un esame di lingua, né dobbiamo dimostrare nulla: stiamo semplicemente cercando informazioni.
Un uso più sostenibile dell’AI passa da richieste chiare, sintetiche e mirate. Per esempio:
- specificare con precisione cosa serve (es: cura delle piante in modo naturale);
- indicare limiti chiari (max 100 parole, solo elenchi puntati, niente introduzione e conclusione);
- chiedere eventuali revisioni solo se necessarie (es: riscrivila in modo tecnico, stesso contenuto e lunghezza);
- intervenire manualmente sulle risposte quasi corrette, invece di chiedere all’AI di rifarle da capo.
Una richiesta breve e ben strutturata è oggi la scelta più “eco” possibile. L’Intelligenza Artificiale non è immateriale. Ha un peso, consuma risorse, lascia un’impronta. Usarla meglio non significa usarla meno, ma usarla con maggiore consapevolezza. Anche, e soprattutto, nelle parole che scegliamo.
