Spettacolo

Il Teatro di Roma apre il 2026 tra desideri, potere e memoria

Un mese di teatro tra classico e contemporaneo, dove l’intimità incontra la storia

 di Ilaria Renzi

Il Teatro di Roma riapre il suo atlante di storie con un quartetto capace di tenere insieme classico e contemporaneo, letteratura e biografia, intimità e politica. Tra Teatro Argentina, Teatro India e Teatro Torlonia, gennaio diventa un mese di grandi testi e grandi figure, dove l’umano resta sempre il centro, con le sue crepe, le sue ambizioni, le sue zone d’ombra.

Teatro Argentina

All’Argentina, dal 7 al 18 gennaio, Il gabbiano di Anton Čechov, nella traduzione di Danilo Macrì e con la regia di Filippo Dini. È uno di quei titoli che non si limitano a tornare in scena, perché ogni volta sembrano tornare su di noi. Čechov mette a nudo il laboratorio dei sentimenti e la fragilità delle vocazioni, l’amore come fraintendimento e l’arte come fame, come necessità e come prova morale. C’è una frase asciutta e implacabile, “nell’arte non si può mentire”, e basta questa per intuire il tipo di vertigine che lo spettacolo promette. In scena, tra i nomi più attesi, Giuliana De Sio.

L’11 e il 18 gennaio, sempre all’Argentina, tornano le domeniche di Luce sull’Archeologia, XII edizione, dedicate a Roma madre del mondo, epica, potere, humanitas. Un invito a guardare Roma non come cartolina, ma come stratificazione e racconto, tra interventi che spaziano dall’arte ai miti lungo il Tevere.

Teatro India

Dal 9 all’11 gennaio, sempre al Teatro India, arriva In nome della madre di Erri De Luca, con la regia di Gianluca Barbadori. Qui il passo cambia, si entra in una dimensione più intima, quasi in un colloquio ravvicinato con il pubblico. De Luca rilegge la gravidanza di Miriàm Maria con una lingua semplice e limpida, capace di restare laica senza perdere la forza simbolica, e di parlare ai credenti come ai non credenti senza alzare muri. È un teatro che non cerca l’effetto, ma la risonanza, e mette al centro il corpo, la paura e la responsabilità.

Dal 14 al 18 gennaio, al Teatro India, lo sguardo si sposta su La Chunga di Mario Vargas Llosa, con la regia di Carlo Sciaccaluga. È teatro di parola, ma soprattutto di prospettive, la stessa notte e lo stesso luogo diventano un prisma in cui le versioni si moltiplicano e non coincidono mai. L’atmosfera è quella di un racconto teso e ambiguo, dove desiderio, debito e potere si intrecciano senza offrire soluzioni facili. Sciaccaluga lavora su un terreno scivoloso e attualissimo, tra sguardo maschile, violenza, omofobia e il punto in cui il silenzio può diventare difesa, resistenza, affermazione.

Teatro Torlonia

Dal 15 al 18 gennaio, al Teatro Torlonia, Sarfatti, scritto da Angela Dematté e con la regia di Andrea Chiodi. Margherita Sarfatti emerge come figura complessa e scomoda, intellettuale e critica d’arte, capace di muoversi con disinvoltura tra cultura e potere. È teatro biografico che non cerca assoluzioni né processi sommari, ma mostra come ambizione, consenso e politica possano intrecciarsi in modo decisivo, e quanto alto sia il prezzo quando la storia cambia direzione.

Il teatro, quando è ben curato, non spiega il presente: lo mette in scena, lo disarma, lo costringe a mostrarsi. Tra la ferita privata di Čechov, il mistero irrisolto di Vargas Llosa, la grazia laica di De Luca e l’ambivalenza storica di Sarfatti, gennaio sembra suggerire che la qualità non sia nel rassicurare, ma nel farci uscire dalla sala con un pensiero in più e una domanda che non si lascia archiviare.

Info e prenotazioni: https://www.teatrodiroma.net/