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Il cervello a tavola: come l’alimentazione quotidiana influisce sulla salute mentale

Dagli zuccheri alle fritture, dall’alcol agli alimenti ultra-processati, la ricerca scientifica mostra che ciò che mangiamo ogni giorno può incidere sul funzionamento del cervello

di Gloria Gammarino

Sempre più studi dimostrano che l’alimentazione non influisce solo sul peso corporeo o sulla salute, ma ha effetti diretti anche sul cervello, l’organo che più di tutti dipende dalla qualità dei nutrienti che riceve. Alcune abitudini alimentari, se ripetute nel tempo, possono influenzare negativamente la salute cerebrale.

Il cervello, infatti, è un organo ad altissimo consumo energetico e particolarmente sensibile agli squilibri metabolici. La ricerca in ambito di neuro-nutrizione e neuro-epidemiologia indica che ciò che mangiamo può influenzare la funzionalità dei neuroni, la comunicazione tra le sinapsi, la circolazione sanguigna cerebrale e i processi infiammatori. Un ruolo chiave è svolto dall’asse intestino-cervello, il complesso sistema di comunicazione tra microbiota intestinale e sistema nervoso centrale.

Tra gli alimenti più studiati ci sono le bevande zuccherate. Bibite, tè industriali e succhi di frutta confezionati favoriscono rapidi picchi glicemici che, nel lungo periodo, possono danneggiare la microvascolarizzazione, inclusa quella cerebrale. La sofferenza del microcircolo è stata associata a un aumento del rischio di declino cognitivo e di forme di demenza vascolare.

Nemmeno le versioni “senza zucchero” sono considerate del tutto innocue. Alcuni studi suggeriscono che i dolcificanti artificiali possano interferire con i meccanismi di regolazione metabolica e con i circuiti cerebrali legati alla ricompensa, influenzando indirettamente il comportamento alimentare.

Un altro fronte di attenzione riguarda i grassi trans, acidi grassi insaturi con una struttura chimica alterata, che sono presenti in diversi prodotti industriali e ultra-processati. Questi grassi sono associati a infiammazione sistemica e a disfunzioni dei vasi sanguigni. In ambito neurologico, livelli elevati di grassi trans nel sangue sono stati correlati a un aumento del rischio di demenza nelle persone anziane.

Anche il consumo frequente di cibi fritti contribuisce all’assunzione di grassi ossidati e composti pro-infiammatori. Alcune ricerche suggeriscono che questi meccanismi possano coinvolgere aree cerebrali fondamentali per la memoria e l’apprendimento.

L’alcol è riconosciuto come una sostanza neurotossica. Quantità moderate, se assunte con regolarità, possono influenzare la plasticità cerebrale e favorire processi infiammatori nel sistema nervoso. La birra, in particolare, aggiunge calorie prive di reali benefici nutrizionali per il cervello, contribuendo a squilibri metabolici che possono riflettersi anche sulla salute mentale.

Altri aspetti meno noti riguardano il caffè decaffeinato, che in alcuni casi viene ottenuto con l’uso di solventi chimici, e gli alimenti a base di cannabis. Il tetraidrocannabinolo (THC) può provocare vasocostrizione dei vasi cerebrali, aumentando il rischio ischemico in soggetti predisposti.

Anche alcuni integratori proteici, ricchi di edulcoranti e additivi, possono alterare il microbiota intestinale. Poiché intestino e cervello comunicano costantemente, queste modifiche possono avere effetti sull’umore, sulla risposta allo stress e sulla regolazione dei neurotrasmettitori.

nessun divieto, dunque, ma più consapevolezza. Gli esperti sono chiari: non esistono alimenti “proibiti” in senso assoluto, ma abitudini da valutare nel loro insieme. Un consumo frequente di zuccheri, grassi trans, alcol, fritture e prodotti ultra-processati è associato a meccanismi che, nel tempo, possono compromettere la salute cerebrale.

Al contrario, modelli alimentari basati su cibi freschi o poco trasformati, abbondanza di vegetali, grassi insaturi e varietà nutrizionale sono considerati un importante supporto per il benessere del cervello lungo tutto l’arco della vita. Perché, sempre più spesso, la salute della mente comincia dal piatto.