Françoise Gilot, l’artista che lasciò Picasso
Amore, potere e autonomia nell’ombra del genio del Novecento
di Laura Pompili
Per lungo tempo Françoise Gilot è rimasta ai margini della storia dell’arte, identificata soprattutto come “la donna di Picasso”. Oggi, a distanza di anni, quella definizione appare non solo ingiusta ma fuorviante. Gilot è stata una pittrice solida, coerente, e soprattutto l’unica compagna di Pablo Picasso ad averlo lasciato, rompendo un equilibrio fondato su carisma e dominio.
I due si incontrarono a Parigi nel 1943: lei aveva 21 anni, studiava filosofia e pittura; lui ne aveva 61 ed era già un’icona mondiale. Il loro rapporto, durato circa dieci anni, fu segnato da una forte intesa intellettuale, ma anche da una profonda asimmetria di potere. Picasso incoraggiava la creatività di Gilot, salvo poi ostacolarla quando l’autonomia dell’artista diventava evidente.
Come Gilot racconterà nel memoir Vivre avec Picasso (1964), la relazione fu attraversata da continue dinamiche di controllo: svalutazione, gelosia, competizione emotiva. Non violenza fisica, ma una pressione psicologica costante, tipica dei rapporti che ruotavano attorno al genio spagnolo.
Nel 1953 la rottura. Gilot se ne va con i due figli, Claude e Paloma. Picasso reagisce interrompendo i rapporti con loro e cercando di boicottare la carriera dell’ex compagna, ma senza successo. Gilot continua a dipingere, espone in Europa e negli Stati Uniti, costruisce una carriera autonoma e duratura.
Tra le sue opere più note, Paloma à la guitare (1965) è spesso indicata come simbolo di questa nuova fase: una pittura luminosa, libera, lontana dal linguaggio picassiano, oggi presente nelle collezioni museali internazionali.
La storia di Françoise Gilot parla di arte, ma anche di emancipazione. In un Novecento dominato da figure maschili ingombranti, la sua scelta di andarsene resta un gesto radicale e creativo. Un atto di libertà che, col tempo, si è rivelato la sua opera più potente.
