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Alcol e salute: i meccanismi della dipendenza e l’impatto sull’organismo

Dalla falsa percezione del ‘consumo moderato’ ai danni cerebrali permanenti: perché la scienza non riconosce una dose priva di rischi

di Ludovica Zurzolo

L’alcol è una presenza abituale nella vita sociale, spesso percepito come innocuo o facilmente controllabile. Eppure, dietro il consumo quotidiano o occasionale, si nascondono meccanismi biologici complessi che possono trasformarlo in una vera dipendenza.

Per capire cosa accade nel cervello e perché l’alcol abbia un così forte potere di assuefazione, abbiamo intervistato il prof. Roberto Gradini, docente di Patologia Generale e neuroscienziato. È stato direttore del Master di II livello in Psiconeurobiologia e della Unità di Microscopia Confocale a Scansione Laser dell’Università Sapienza di Roma. Il professore ci accompagna in un’analisi approfondita sulla vera natura dell’alcol e sui suoi effetti sull’organismo.

Professore, come si spiega la contraddizione tra la scienza, che classifica l’alcol come sostanza psicoattiva, e la percezione comune che minimizza i rischi di un consumo moderato?  

La contraddizione nasce dal fatto che l’alcol è profondamente radicato nella nostra identità culturale come alimento e simbolo di convivialità, ma biologicamente resta una sostanza psicoattiva a tutti gli effetti. Nel cervello, l’etanolo stimola il sistema della ricompensa, inducendo un piacere immediato che può scivolare nella dipendenza. Di conseguenza, dopo lunghi periodi di abuso, l’improvvisa sospensione dell’alcol può scatenare una sindrome d’astinenza clinicamente grave. Il punto cruciale è che non esiste una “dose sicura“, bensì solo diversi livelli di rischio. È fondamentale, dunque, promuovere la consapevolezza che l’alcol è una sostanza capace di modificare il funzionamento del nostro sistema nervoso.

Da un punto di vista biologico, cosa accade esattamente nel nostro cervello quando assumiamo alcol?

In una prima fase l’alcol provoca euforia e rilassamento, riducendo l’ansia e le inibizioni: è proprio questa sensazione di benessere iniziale a renderlo così appagante. Contemporaneamente, però, l’etanolo altera l’equilibrio dei neurotrasmettitori, attivando progressivamente il circuito della ricompensa. Con il tempo, l’aumento della tolleranza alla sostanza induce il cervello a richiedere dosi maggiori per ottenere lo stesso effetto. È attraverso questo meccanismo che avviene il passaggio critico: dal piacere all’abitudine, e dall’abitudine alla dipendenza.

Spesso si tende a sottovalutare i danni dell’alcol, ma nella realtà quali sono le complicanze nel breve e nel lungo periodo?

I rischi sono concreti già nell’immediato, anche a livelli relativamente bassi di alcol nel sangue si verificano dispercezioni visive e uditive, aumentando in modo significativo il rischio di incidenti stradali. A dosi più elevate, l’alcol deprime i centri respiratori e può causare coma o morte. Non va poi sottovalutata l’ipoglicemia: un abbassamento pericoloso della glicemia che, se non trattato tempestivamente, può provocare danni cerebrali permanenti.

Nel lungo periodo, l’impatto diventa sistemico perché l’alcol danneggia praticamente tutti gli organi. Oltre ai danni al fegato, che possono degenerare in cirrosi, l’alcol colpisce il cuore con aritmie e cardiomiopatia dilatativa, e aumenta sensibilmente il rischio di tumori nell’apparato digerente. Anche il sistema nervoso subisce gravi conseguenze, oltre ad aumentare il rischio di ictus, può favorire neurodegenerazioni. Infatti, causa una perdita di neuroni nelle aree fondamentali per la memoria, l’equilibrio e il controllo del comportamento.

Un fenomeno sempre più diffuso, principalmente tra i giovani, è il cosiddetto binge drinking. Quali conseguenze provoca sull’organismo e perché preoccupa così tanto la comunità scientifica?

Il binge drinking, ovvero l’assunzione di grandi quantità di alcol in un arco di tempo molto breve con l’obiettivo di raggiungere rapidamente l’ebbrezza, è estremamente pericoloso. Questa pratica può scatenare conseguenze acute come la fibrillazione atriale, una grave aritmia cardiaca che aumenta il rischio di ictus, scompenso cardiaco e neurodegenerazione. Ciò che preoccupa maggiormente la comunità scientifica è come questo fenomeno sia in forte aumento tra giovani e giovanissimi, soprattutto durante i weekend o le feste. L’impatto di dosi così elevate su un cervello ancora in fase di sviluppo può comprometterne la maturazione, causando danni permanenti alle aree deputate al controllo della memoria.

È ormai risaputo il divieto assoluto di alcol in gravidanza, ma perché è così importante? Quali sono i rischi per lo sviluppo del bambino?

Per quanto riguarda la gravidanza, è fondamentale ribadire il divieto assoluto in quanto non esiste una quantità di alcol priva di rischi per il feto. L’alcol attraversa liberamente la placenta e interferisce direttamente con lo sviluppo del sistema nervoso del feto. Ciò può portare alla sindrome feto-alcolica, che rappresenta ancora oggi una delle principali cause prevenibili di ritardo cognitivo e malformazioni congenite. Inoltre, è importante ricordare che le donne in generale sono biologicamente più sensibili agli effetti dell’alcol, specialmente a livello cerebrale. Questo accade perché l’organismo femminile possiede un corredo enzimatico che metabolizza l’etanolo in maniera meno efficace rispetto a quello maschile. Di conseguenza, a parità di assunzione, nelle donne l’alcol rimane in circolo più a lungo e a concentrazioni più elevate.

Per concludere, perché nonostante queste evidenze si continua a sottovalutare l’impatto così deleterio dell’alcol?

Perché l’alcol è profondamente radicato nella nostra cultura, essendo da sempre associato al piacere e alla socialità. Questo legame ci impedisce una visione oggettiva dei suoi effetti: l’alcol si comporta in realtà come un serial killer. Può colpire in modo acuto attraverso il binge drinking, oppure agire lentamente nel tempo, compromettendo la funzionalità di organi vitali come il cervello, il fegato, il cuore e i reni.